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Tavola tratta da ''fumo di China'' del 1985.
E' la prima realizzazzione grafica di Dylan Dog ad opera di Claudio Villa Se cambiato Dylan Dog? Certo che cambiato, perche' sono cambiati i miei gusti, quelli degli sceneggiatori e dei disegnatori. All'inizio c'era l'horror, lo splatter, poi sono entrati i temi sociali, politici: si e' evoluto. O involuto, chissa'? Oggi mi piace pensare che sia diventato una sorta di commedia, un Arsenico e vecchi merletti.

Quasi trecento numeri nella serie regolare, oltre 25 anni abbondanti, da quell'ottobre del 1986 quando un albo dalla copertina nera e dal titolo "L'alba dei morti viventi" fece la sua comparsa nelle edicole italiane.
Lo firmavano Tiziano Sclavi, lo disegnava Angelo Stano e lo pubblicava Sergio Bonelli, l'editore di Tex.
Fu una scossa: per l'editoria, per il fumetto e per il costume.
Qualche mese in sordina, poi il passaparola dei lettori, tirature in salita, articoli sulla stampa, qualche polemica dei soliti benpensanti (ma perche' non cominciamo a chiamarli malpensanti?) e perfino un memorabile ed affollatissimo Dylan Dog Horror Fest hanno fatto il boom.
Storia nota e raccontata, com'e' noto che l'indagatore dell'incubo a assomiglia a Rupert Everett, veste perennemente con jeans, camicia rossa e giacchetta nera; che suona li clarinetto e costruisce un galeone in miniatura che non riesce mai a finire; che ha un aiutante che e' il sosia di Groucho Marx e spara freddure a ripetizione, e un collega come l'ispettore Bloch, perennemente in ansia per la sua pensione.
Come e' noto che il papa' di Dylan Dog e' Tiziano Sclavi, prolifico autore, scrittore, sceneggiatore di fumetti, racconti, romanzi, soggetti cinematografici; e come e' noto che e' un tipo schivo, che per anni non si e' fatto vedere in giro, non ha concesso interviste, non si e' fatto fotografare.
E anche oggi, dopo una parentesi di visibilita' e' tornato nell'ombra, nella sua casa-eremo di Venegono Superiore, ai confini di un bosco, quasi in Svizzera, dove vive con l'amatissima moglie Cristina, tre cani (la mia enciclopedia Treccani, dice con una battuta in puro stile grouchesco) e un gatto.
Soggetti e sceneggiature per Dylan Dog non ne scrive da tempo e questo, che sta passando, psicologicamente, non e' uno dei suoi momenti migliori. Ne ha passati altri, di peggiori. Quelli e questo meritano un doveroso riserbo. E rispetto. Pero' al telefono risponde con gentilezza e chiacchiera con noi amabilmente, in occasione dell'uscita del duecentesimo numero della serie regolare, dal titolo Il numero 200: una storia un po' cupa e drammatica (il soggetto e' di una giovane autrice, Paola Barbato e i disegni di Bruno Brindisi, uno dei migliori disegnatori della serie).

SENZA PRENDERE IN ESAME IL FAMOSO E FAMIGERATO NUMERO 100 che molto ci spiega del passato di Dylan Dog (e che non si deve assolutamente raccontare per non rovinare la sorpresa), e' interessante ricercare in altri albi della serie (pochissimi per la verita') tracce della sua vita precedente.
Precedente cio alla sua carriera di indagatore dell'incubo.
A ventitre anni si arruolo' a Scotland Yard dove inizialmente si occupo' di casi scarsamente importanti; una volta trasferito al CID, ovvero il Criminal Investigation Department, agli ordini dell'ispettore Bloch, Dylan si occupo' di indagini pi pericolose, e proprio durante una di queste accadde un avvenimento fondamentale per la sua esistenza: Alison, la ragazza che amava, venne uccisa forse per causa sua, e da allora il senso di colpa si nascose non solo dentro di lui, ma anche nei suoi vestiti, che in quell'occasione (si trattava di una missione in borghese) erano giacca nera, camicia rossa e jeans, ovvero la sua futura divisa alla quale non ha pi rinunciato (ULTIMA FERMATA INCUBO albo speciale che ospita anche Martin Mystre).

Ancora nella polizia si trovo' in mezzo a disordini durante una manifestazione di piazza, e proprio in quell'occasione fece il primo incontro con Groucho, allora brillante attore in cerca di fortuna. Piu' che un incontro, fu uno scontro: un collega diede l'incarico a Dylan di portare al fresco il buffo individuo, il cui unico torto era muoversi con la solita aria distratta e surreale tra i violenti dimostranti. Il giovane agente lascio' poi libero il futuro assistente, ricevendo per come ringraziamento una perfida battuta: Non dimentico mai una faccia, ma nel tuo caso faro' un'eccezione.
(FINCHE' MORTE NON VI SEPARI numero 121) Anche da ragazzino Dylan non rinunciava al suo umorismo nero (Da grande voglio fare il nano in un circo) e amava le donne (diciamo le ragazze) tanto da gettarsi da una rupe per dimostrare quanto profondo fosse il sentimento verso la bella Marina.
(IL LUNGO ADDIO numero 74) Non c'e' niente da fare, Dylan e' e sara' sempre un triste romantico.
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