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21 Novembre 2010
Il filo rosso di Paola Barbato
Il terzo libro della sceneggiatrice di Dylan Dog

Foto della copertina del libro ## Il filo rosso di... ## - Biografia di Paola Barbato

Aveva creduto, da principio, che rifarsi una vita sarebbe stato difficile, e invece si era rivelato di una semplicita' imbarazzante.
La gente del posto sapeva tutto di lui, ma quello che sapevano usciva dai canoni di un pettegolezzo di paese. Quello che Antonio Lavezzi rappresentava, loro lo negavano con forza rabbiosa. Certe cose non succedevano, non esistevano, non si potevano nemmeno concepire, e lui non poteva permettersi di esserne la testimonianza vivente. Gli era accaduto qualcosa che era troppo, era inaccettabile.
Sorprendentemente Antonio era daccordo con loro, e il tacito accordo di negare quanto era stato lo fece accogliere e benvolere dalla comunita'. Le regole in fondo erano poche e semplici: bastava sorridere e chiudere bene a chiave gli armadi.
Gli scheletri non escono mai senza permesso.


La figlia Michela, 13 anni, e' stata stuprata e uccisa da un assassino mai catturato. Da allora la moglie l'ha lasciato e Antonio ha cambiato citta' e lavoro cercando di dimenticare.
Un giorno, pero', trova misteriosi messaggi davanti a casa.
Crede di essere impazzito, ma alla fine scopre che qualcuno vuole mettersi in contatto con lui per proporgli un patto impossibile: partecipare agli omicidi di criminali impuniti in cambio della possibilita' di scoprire e uccidere l'uomo che gli ha portato via la figlia.

Anche se gli scheletri non escono senza permesso, il mondo interiore di Antonio e' popolato e schiacciato dal ricordo, dal passato. Un passato che, come il peggiore degli incubi, bussa alla sua porta prepotente, impossibile da negare. Non pensi mai che qualcosa di orribile possa accadere proprio a te, tutti si crogiolano nell'illusione che gli avvenimenti violenti e mortiferi che avvolgono il mondo staranno sempre un passo indietro rispetto alla soglia di casa nostra, della nostra sfera privata. Ma non e' sempre cosi': ad Antonio hanno distrutto la vita, gli hanno strappato il cuore, gli hanno ammazzato la figlia di tredici anni senza alcuna pieta', disintegrando, come dopo una detonazione, le mura di una vita che avrebbe potuto essere serena.

Paola BarbatoAvrebbe, un condizionale ormai inutile, privo di senso. Neanche la moglie se l'e' sentita di salvare il salvabile, la sofferenza di una perdita cosi' totale e' quasi impossibile da condividere, pensi che sia soltanto tua. E allora che cosa si fa? Si cerca di ricostruire le giornate, si tira avanti, si ritualizza il presente per inscatolarlo in uno schema rigido che limiti al massimo la possibilita' che esistano variabili, cambiamenti. Antonio e' mezzo morto anche se continua a respirare.

Paola Barbato, con la consueta attenzione e al dettaglio e con un occhio indagatore che ben conosce i personaggi che crea, gli offre la chance di riscattarsi, in bilico tra il ruolo di sopravvissuto e quello di carnefice. Quando la sete di giustizia chiama bisogna rispondere. A cavallo di numerose citta' (Piacenza, Bologna, Modena, Carpi, Verona e molte altre) come lo seguissimo su una cartina dettagliata, Antonio e' guidato dalla mano di un ''consigliere della morte'' che fornisce precise indicazioni; trovera' il modo di ricostruire i tasselli e di ripristinare lordine globale. Di pareggiare i conti.

Un percorso duro e impervio, fisicamente ed emotivamente, ma necessario per riprendere a respirare.

Barbato, dopo l'esordio con Bilico (un libro che neanche credeva avrebbe visto la carta) e lo splendido e acclamato Mani Nude (che speriamo di vedere nel prossimo futuro sul grande schermo) sfrutta abilmente le sue doti di storica sceneggiatrice per Dylan Dog per intessere una storia che si ispira alla cronaca nera di ieri e di oggi e che sta super partes, oltre la definizione di giusto e sbagliato, di bene e di male, raccontando gli eventi nella loro concretezza.
Lei stessa spiega: "Il tema portante de Il filo rosso e' il dolore. Drappeggiato, persino travestito, inghirlandato di varie definizioni (la mia preferita l'elaborazione del lutto), ma alla fine quello e'. Fisico, psichico, spirituale. Dolore. Dolore alla brutta, tagliato con la scure, eppure mai identico, mai incanalabile in una vera definizione, nemmeno quella del titolo".

L'autrice ha aggiunto anche: ''Ogni attore di questa vicenda e' un lembo di pura umanita', mai definita o classificata, ma sempre plausibile, coerente, sincera. Non c'e' una traccia di ipocrisia o di buonismo o di malvagita' gratuita. Nessuna definizione, nessuna pulizia, ma solo pennellate sporche, graffi, sbavature che debordano oltre i confini che dovrebbero connotare e denotare''.

Un romanzo duro, graffiante, coinvolgente, spinto dal motore della disperazione. Per entrare nel vivo del narrato e approfondire le scelte dellautrice e le sue fonti di ispirazione vi consigliamo di consultare il blog dedicato a Il filo rosso qui: http://ossorolifli.splinder.com/

Paola Barbato - Il filo rosso
346 pag., 19,00 - Rizzoli (Rizzoli Best)
ISBN 978-88-17-03764-8


Fonti:
Wuz, cultura e spettacolo - www.wuz.it
Horror Magazine - www.horrormagazine.it

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