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Dylan Dog Cosa fa paura ai bambini? I fantasmi, i draghi, le streghe. Rappresentazioni immaginarie delle loro angosce, del terrore di essere abbandonati, di non essere amati, di ritrovarsi in situazioni di pericolo, soli.

Cosa fa paura ai grandi? I fantasmi, i draghi, le streghe. Con una differenza: noi abbiamo razionalizzato quelle paure. Sappiamo che fantami, draghi e streghe non esistono nella realta', ma le cose non cambiano granche`. Anche noi abbiamo i nostri buoni motivi per essere terrorizzati all'idea di essere abbandonati, di non essere amati, di ritrovarci in situazioni di pericolo, soli.

Alcune di queste possibili situazioni non ci hanno mai toccato da vicino; ma sappiamo cosa sono le guerre, la poverta', le malattie.

E sappiamo anche che un ascensore puo' rimanere bloccato, una ringhiera piegarsi sotto il nostro peso, i freni non rispondere ai comandi.
Se poi un giorno ci capitasse di ritrovarci in una dimensione parallela, in una zona della mente in cui fantasmi, draghi e streghe si presentassero davvero davanti ai nostri occhi adulti, allora sapremmo che la faccenda si sta facendo preoccupante.
Dylan Dog e' il fumetto culto degli ultimi trent'anni.
Al suo esordio nelle edicole, nel 1986, si presentava come il primo fumetto Bonelli (quindi figlio di Tex) dedicato al genere horror. A quel tempo l'uscita di un nuovo personaggio della celebre casa editrice veniva annunciata molto tempo prima e attesa dagli appassionati che diffondevano indiscrezioni: il protagonista sarebbe stato un indagatore dell'incubo somigliante all'attore inglese Rupert Everett. Come molti protagonisti del fumetto avrebbe avuto una spalla, in questo caso decisamente comica, un sosia di Groucho Marx. Alcune scelte sarebbero risultate chiare solo dopo vari numeri, altre gi con il primo. Per esempio, che Tiziano Sclavi, il suo creatore, intendeva divertirsi con tutte le sue passioni, facendo di Dylan Dog un grande gioco di citazioni. A volte prendendo un film e, come ha scritto Daniele Barbieri, "adoperandolo", partendo da una situazione simile per poi capovolgerla. Ma non solo.

Queste citazioni sono una fantastica arma comunicativa. il lettore che non le cogli e apprezza ugualmente la storia, ma per chi le scopre come trovare la sorpresa dentro l'uovo ed entrare in comunicazione diretta, quasi familiare, con l'autore. Non si tratta di una furba trovata, non una strizzata d'occhio: Sclavi ha bisogno di sentire i lettori partecipi, devono seguirlo, fidarsi di lui e percepire il mondo con il suo senso dell'umorismo e con la stessa disperazione, rabbia, paura.

Usando il suo metodo, potremmo dire che c' chi il fumetto lo fa per voglia, che so lo sceglie per professione, Tiziano Scavi n l'uno n l'altro, lui lo fa per passione (per continuare con le citazioni di De Andr). Qui la parola passione intesa nel suo significato primo, quello pi: sofferenza del corpo e dello spirito.Non c' altro fumetto (forse solo quello di Andrea Pazienza) in cui l'autore abbia voluto coinvolgere a tal punto i lettori nella confessione di un travaglio interiore. Sclavi l'ha fatto all'interno di una struttura seriale rigorosa. E' nel rispetto di questo ordine, osservanto con grande abilit creativa, che ha trovato la libert di esprimere se stesso.

L'autore di Dylan Dog, cosa nota, non si fa vedere in pubblico e detesta le interviste. Qualche anno fa accett di fare una lunga chiacchierata con Umberto Eco, suo ammirato lettore. In quell'occasione ricord di aver scritto certe pagine commosso per la sorte di alcuni suoi personaggi: "Piangevo e avevo le lacrime che mi cadevano sul computer e dicevo: 'No, non morire! Non morire!, anche se poi ero io che lo facevo morire". (Nel frattempo, come sempre Groucho dice batture, a raffica. Lo fa anche quando sogna, quasi fosse un disturbo mentale, una sorta di depravazione umoristica, di inedita dannazione infernale.)

A proposito: la morte. Appare per la prima volta come protagonista in un fumetto di Dylan Dog proprio nella storia che apre questo volume. Il primo a danzare con lei, quasi a rompere gli indugi e a farci coraggio, un personaggio che ha i tratti di Sclavi. Ha scritto Giulio Giorello che il filo conduttore di Dylan Dog il riconoscimento della finitezza umana. E una delle domande che affiorano imperiose nelle pagine del fumetto : come possono certi uomini corrompere e opprimere, se siamo tutti figli dello stesso mortale destino?

Dylan Dog un grande apologo morale, e noi, stando dalla parte degli oppressi, seguiamo fremendo la sorte dei vari personaggi, spesso vittime del loro passato. Fantasmi, draghi, streghe, morti viventi, sono rappresentazioni di malesseri personali e sociali, espressioni di un mondo senza pace, Dylan Dog agisce assumendosi, per aunto gli possibile, le proprie responsabilit etiche. Ma un eroe che combatte contro tutto e tutti non pu vincere: pu solo ottenere momenti di verit. Dylan ne conquista qualcuno con l'amore. In un fumetto scassico come il suo non poteva mancare la contrapposizione tra eros e thanatos: cosi' le bellissime ragazze che appaiono in ogni avventura finiscono quasi sempre aletto con lui. Il suo non e' dongiovannismo, lui non cataloga le proprie conquiste: l'amore, nella laicita' dyalniata, e' un raccoglimento profondo, religioso, un rifugio grazie al quale riesce a sottrarsi (quasi del tutto) alle vignette del fumetto e dunque alle parole, al destino, al tempo.
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